Pubblicato da: marieestellefielding | marzo 3, 2009

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Sedeva dietro alla scrivania. Alzò lo sguardo, oltre la finestra; le alte creste dei palazzi parigini gettavano un’ombra scura sul marciapiede desolato. Il sole stava tramontando e la città con esso. Ella si alzò dalla scomoda sedia legnosa per respirare l’erba fresca che si bagnava grazie all’umidità. Chiuse il leggero libricino verde su cui stava curva e lo ripose in uno dei cassetti. Indossò il cappotto e qualche breve attimo dopo passeggiava lentamente nel lungo viale alberato pieno di grigio, come le impalcature circostanti. Non c’era molta gente in giro, sebbene l’ora non fosse tarda. Era autunno. Una leggera brezza scompigliava i capelli corvini della giovane donna, lasciati crescere troppo lunghi per il suo viso. Forse avrebbe piovuto. Il tempo oramai era imprevedibile, soprattutto da qualche giorno. Poteva piovere a dirotto ed un minuto dopo poteva splendere un sole accecante. Parigi era così, si continuava a ripetere la fanciulla. Imprevedibile, non per altro la città dell’amore. Anche se lei non ne era del tutto convinta. Era arrivata da poco in città, quindi non aveva visto molto, ma quel poco che aveva notato non poteva essere di certo definito “amore”. Ma chi lo sa. Forse avrebbe cambiato idea, del resto era per scoprire quell’inflazionato sentimento che era giunta fin lì…

Si era immersa troppo nei suoi pensieri…e aveva continuato a camminare per le minuscole viuzze di Montmartre. Ci entri dentro e non sai più come uscirne. Oramai si era intrufolata troppo.. tanto valeva continuare la sua ricerca. Si arrese al misterioso fascino parigino e decise di infilarsi dentro una delle tante trattorie invitanti della zona. Erano molte, ognuna prometteva uno sconto maggiore dell’altro ed un menù più originale o meglio cucinato rispetto alla taverna di fronte. Decise di affidare la scelta all’olfatto. Chiuse gli occhi e affondò il nasino nell’aria. Inutile. Mille odori le solleticavano le narici…curry e riso, pesce e scalogno.. no…non era una buona decisione annusare e decidere. Bene. Occhi e naso non avevano avuto fortuna. Proviamo con l’udito, pensò. Iniziò a camminare molto lentamente cercando di percepire ogni singolo battito di animale o oggetto. Dopo pochi attimi i calpestii del terreno erano diventati una flebile melodia per le sue orecchie stanche. Inoltre la brezza autunnale le solleticava la pelle scoperta dai vestiti, producendo un suono molto gradevole. Se si fosse dovuta affidare al suo udito…sarebbe rimasta a passeggiare ascoltando il suono dell’eterno. Le tue labbra erano un timbro, che mi stampavano il tuo scorrere negli occhi.
La sua vena creativa cominciò a lavorare.. era il momento perfetto. Il chiacchiericcio dei clienti era quasi sparito in confronto al lieve vento che le accarezzava i capelli. Le sfiorava la pelle fino ad entrarle nelle orecchie sotto forma di note. Suonate da un antico pianoforte. A coda. L’idea la fece sorridere. Sarebbe stato bello stare seduta ad ascoltare della buona musica su una comoda sedia in velluto…una sonata per piano, sì, va più che bene. Anche se in realtà non era di quello strumento che si era innamorata. Questa fugace distrazione la distolse dalla sua ricerca. Era delusa. Stava raggiungendo la perfetta armonia con l’esterno. Riprese a camminare decisa ed entrare nel primo posto nel quale si fosse imbattuta. Solo che lei continuava a sentire le dolci note di prima. Forti e piene di emozioni, disegnavano nella mente della ragazza nuovi sentimenti, facendo affiorare vecchi ricordi creduti morti o perduti. Una melodia tanto potente e gracile allo stesso tempo. Doveva essere sua. Doveva fluirle all’interno, Si girò cercando il magico luogo che ospitava tanto talento. Lo trovò. Era un caffè. Il nome non era invitante. Chateaux de la nuit. Poteva decisamente essere scambiato per altro, del resto il quartiere non era dei migliori. Anche se il vecchio giallo delle pareti una volta splendenti e i vecchi vetri appannati suggerivano di più l’idea di un vecchio orfanotrofio abbandonato. Si diresse verso quel luogo. Sperando che il cibo fosse all’altezza della musica che fuoriusciva dalle vecchie crepe del muro cadente.

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Responses

  1. Mi piace molto l’atmosfera che hai creato, ha un che di malinconico che mi ha convinto parecchio! Riesco ad immaginarmi tutti i luoghi e gli oggetti che hai descritto, complimenti! Vedi di continuare così XD

    • daje! Qualcosa la so fare 99!

  2. Un esordio assolutamente intrigante. Dopo una sola pagina sembra già di conoscere la protagonista da tempo, forse un’amica d’infanzia, forse la vicina di casa che non hai mai conosciuto veramente.
    L’ambientazione e il respiro parigini accompagnano il lettore, non senza malinconia, tra i pensieri e le azioni di un personaggio al quale ci si sente stranamente già affezionati.
    La musica infine, non mera colonna sonora, ma vera e propria protagonista, sembra di sentirla uscire per davvero dalle parole scritte.

    Attendo il seguito…

  3. La forma appare limpida e lineare, molto descrittivo, come se si potesse disegnare. Io non me ne intendo di letteratura, però penso di apprezzare più quel modo di scrivere meno lineare, in cui magari molti elementi appaiono più come un controsenso o sono dati dal caso. La protagonista mi ricorda Amelie Poulain da alcuni atteggiamenti, molto sensibile a cose alle quali non tutti fanno caso. Vedremo di capire al prossimo capitolo altre cose riguardo la protagonista, in fondo siamo solo al primo capitolo….la curiosità c sta.
    un baciooo

  4. Molto bello sto blog! 😛
    Eh lo sai che intrippa sta storia!
    Ti ho detto che non so commentare!
    Ciu!

  5. Ma scrivi davvero benissimo! mi perplimi! °__°


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